Dedicato a mio figlio Andrea

[singlepic id=859 w=320 h=240 float=left]A 30 anni dalla scomparsa la famiglia Ercolessi ricorda Andrea con un estratto del diario di quei giorni.

DEDICATO A MIO FIGLIO ANDREA.

Un giorno di fine ottobre Andrea mi fece vedere due piccoli gonfiori, mi preoccupai relativamente, pensammo insieme che forse i muscoli pettorali si erano infiammati per gli esercizi di ginnastica che praticava ogni giorno. Ad ogni modo lo consigliai di rivolgersi al nostro medico ed infatti il giorno dopo andò a farsi visitare dal dott. Catellani che rimase, sì, un pò perplesso ma, conoscendo la vita sana che praticava Andrea, non pensò o non volle pensare, in quel momento, a cose gravi e diagnosticò una infiammazione da curarsi con certe pillole.

Passarono alcuni giorni, si era alla podistica di Santarcangelo di Romagna che ormai da tanti anni era solito fare insieme ai tanti suoi amici della sezione “podismo” della società Atletica 75 da lui voluta e seguita con tanta passione. Così quella domenica partì al mattino e ritornò verso l’una, era una giornata fredda, gli chiesi se era stanco e lui mi rispose di no, che stava benissimo.

I giorni che seguirono furono giorni intensi per lui perché stava preparando per la società sportiva che con tanta passione ormai da otto anni gestiva insieme ad un gruppo di amici, la festa sociale alla quale teneva moltissimo perché rendeva noto alle famiglie di tutti i suoi ragazzi, ai ragazzi stessi, ai dirigenti e agli amministratori locali quello che in un anno di fatiche, passione, soddisfazioni, vittorie era riuscito a fare, rubando le ore al sonno e dedicando tutto il suo tempo libero allo sport dell’atletica leggera, uno sport difficile non molto capito e fino  a otto anni prima addirittura sconosciuto alla nostra città come i ragazzi praticanti. Andrea era riuscito a portare via tanti ragazzi dalle strade e dalla noia e avviarli a questo sport che non avrà mai per fine il guadagno ma solo la gioia di stare insieme ai giovani, correre all’aria aperta e nei campi di gara in serenità.

Appunto in quei giorni di novembre lavorava a questa famigliare festa della Società che riuscì benissimo con tanta allegria e semplicità e con gioia per i tanti primati acquisiti nell’anno 1983 che stava per finire. La sera al rientro a casa lo vidi un po’ pallido e febbricitante pensai ad una influenza di primo inverno. Il giorno dopo, era l’8 dicembre festa dell’Immacolata Concezione, lo costrinsi quasi a forza a restare a letto, telefonai al medico ma era giorno di festa e non lo trovai. La notte non riuscii a dormire perché lo sentii agitarsi nel letto e perché quel suo pallore non mi faceva essere del tutto tranquilla. Ci volle una settimana prima che i risultati fossero pronti, intanto era sopraggiunta la febbre più alta con qualche colpo di tosse secca e, così, dietro anche le mie insistenze il medico ordinò le lastre al torace.

Il mattino del 22 dicembre avemmo la risposta delle radiografie anzi le ebbi io per prima dal nostro medico perché il radiologo dell’ospedale di Cattolica rimase così attonito e incredulo da quello che vide che non ebbe il coraggio di fare una diagnosi. La diagnosi me la diede il dottor Catellani, anche lui incredulo e costernato perché fu dolorosissimo anche per lui darmi la notizia che mio figlio Andrea era stato, quasi senza ombra di dubbio, colpito da una malattia così atroce e fatale da rendermi, in quel momento, disperata, incredula e di ghiaccio in tutto il mio essere.

Capii subito che di lì a poco la società sportiva che tanto amava, ma soprattutto i ragazzi che tanto lo amavano avrebbero  dovuto fare a meno di lui.