Impressioni olimpiche: ginnastica artistica “spaziale”

Immagine1(a cura sezione Ginnastica) L’aggettivo utilizzato dai commentatori TV non lascia spazio a dubbi, il livello della ginnastica moderna è di un altro pianeta. Pare di essere sullo spazio! Dalle gare maschili a quelle femminili si sono visti elementi tecnici incredibili eseguiti alla velocità della luce, la stessa velocità con cui cambiano le difficoltà degli esercizi nel lasso di tempo dei quattro anni che separano una edizione dei Giochi da quella successiva, il periodo dell’Olimpiade appunto. Superati in un battibaleno i tempi del blasonato “movimento Cassina” che all’epoca ha letteralmente catapultato la ginnastica maschile italiana alla ribalta internazionale, largo ai quattro avvitamenti dei giapponesi al corpo libero (unici al mondo attualmente a proporli), onore all’originale entrata alle parallele femminili della ginnasta armena che, con buona probabilità, verrà inserita nei nuovi regolamenti. Insomma il lavoro nelle palestre di tutto il mondo produce una acrobatica eccezionale. A discapito dell’artisticità sostiene qualcuno. Il filo sottile dell’equilibrio corre tra questi due aspetti della ginnastica: acrobatica e artistica. Due ginnaste a confronto: l’americana Biles, possente, tecnicissima, una acrobatica impressionante e la russa Mustafina, elegante, salti ginnici e salti artistici alla trave a dir poco perfetti. Storico scontro tra due potenze sportive planetarie che però si stempera e si avvicina nel significato della ginnastica artistica: l’arte della perfezione. Al maschile lo scenario è leggermente differente, più variegato ed equilibrato: i maschi ci hanno tenuto tutti col fiato sospeso fino all’ultimo esercizio dell’ultima rotazione. Potenze incontrastate rimangono comunque Giappone, Russia e Cina.

Capitolo Italia. Peccato per la mancata qualificazione della squadra maschile che a Londra aveva fatto conoscere al pubblico ginnasti meravigliosi come Alberto Busnari (cavallo con maniglie) e Matteo Morandi (anelli). Avanti con le donne dunque. Vanessa Ferrari e Carlotta Ferlito prendono per mano Elisa Meneghini, Martina Rizzelli ed Erika Fasana. Fino all’ultimo hanno sperato di strappare una finale a squadre ed entrare tra le migliori otto al mondo ma sono state beffate da una bella Olanda. Italia decima senza rimpianti però e con due ginnaste nella finale individuale, Ferrari e Ferlito, finite poi rispettivamente 16^ e 12^. Forse un pò “sporche” ma presenti. Sempre. Finale forse già scritta che vede le statunitensi Simon Biles e Alexandra Raisman stare davanti alla russa Alija Mustafina, con la bella olandese (ancora Paesi Bassi) Eythora Thorsdottir che entra tra le dieci con estrema semplicità di movimenti ma pulizia invidiabile. Quella perfezione di cui sopra che fa scalare le classifiche. E si è visto. Nelle varie finali di specialità si vedrà un panorama ricco di colori. I nomi noti confermeranno di certo il livello. Le italiane Ferrari e Ferlito cercheranno il riscatto a tutti i costi.

Una curiosità. Grande assente la Romania, inciampata dopo decenni di successi. Nessun rappresentante in assoluto. Non è mai accaduto alla compagine dell’est europeo…il paese natio di una certa Nadia Comaneci.

FINALE INDIVIDUALE FEMMINILE

1^ Simon Biles (USA), 2^ Alexandra Raisman (USA), 3^ Alija Mustafina (RUS)

FINALE A SQUADRE FEMMINILE

1^ USA, 2^ RUS, 3^ CHN

FINALE INDIVIDUALE MASCHILE

1^ Kohei Uchimura (JPN), 2^ Oleh Vernjaijev (UKR), 3^ Max Whitlock (GBR)

FINALE A SQUADRE MASCHILE

1^ JPN, 2^ RUS, 3^ CHN